Il nostro Mosaico - va subito avvertito - è mutilo sin da quando l'altare marmoreo rettangolare massiccio - dell'anno 1383 - che vediamo di fronte a noi, era stato, dalla sua collocazione verso l'abside, originaria, prima dell'anno 1580 - come da documenti - rimosso e spostato in avanti a coprire fatalmente, del mosaico, alcuni Mesi e una parte del Labirinto; poco dopo, ossia l'anno 1592, il Vescovo Sant'Alessandro Sauli ne aveva riconsacrato la pietra sacra. In un disegno della Biblioteca Vaticana appare il mosaico in tutto il suo splendore; i personaggi sono rappresentati come disposti entro piccole arcate un poco ribassate, e sostenute da colonnine con capitelli a due foglioline leggermente ripiegate: ciascun personaggio col proprio attributo distintivo e caratteristico. Il Re Anno coronato è seduto maestosamente sul suo trono, è vestito di tunica rosea e di clamide azzurra, della quale il lembo anteriore è raccolto sul braccio che tiene il globo, mentre l'altro braccio impugna lo scettro: ANNUS. Egli è circondato dalle figure dei 12 mesi, collocate in singole nicchie.
Sotto questa mirabile zona orizzontale, ecco i lineamenti del Labyrinthus di Creta con i suoi errores, ossia giri e rigiri che, quando uno vi fosse entrato, non trovava più la via per uscirne, tranne Teseo in berretto frigio che, tenendo per un capo un filo, il cui altro capo era tenuto da Arianna che stava di fuori, poté, senza perdersi, arrivare sino al centro, ammazzare il Minotauro e tranquillamente uscirne fuori, sano e salvo. Ecco la scena del clipeo centrale: il Minotauro bicornuto, che ha ucciso un uomo, il quale ora giace a terra decapitato, ne tiene, appunto, la testa afferrandola per i capelli, mentre con l'altra mano impugna ancora la spada. Teseo gli arriva alle spalle e lo colpisce nella testa o nel collo. Intorno si legge:

TESEUS INTRAVIT MONSTRUM (QUE) BIFORME NECAVIT.
« Teseo entrò e il mostro biforme ammazzò »
(è un verso « leonino » ossia con rima al mezzo)

Il mosaico, in buona parte recuperato, rimarrà sempre a contemplazione degli studiosi. La tecnica sua perfetta, le piccole « tessere » ossia cubetti fini, nei filamenti mollemente sinuosi e formanti i lineamenti più costruttivi di personaggi e di animali, ne fanno un bell'opus vermiculatum; e la grafia dei nomi, quasi elegante e composta, è ben più regolare di quella del mosaico di Santa Maria del Popolo, e di quella dei Mesi del Monastero di S. Maria Vetere, che ora sono in Castello.

 

 

 

 

 

IL MOSAICO PAVIMENTALE DEL PRESBITERIO

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